mercoledì 3 marzo 2010

Super P

Super P che sta per super patata: la patata transgenica sdoganata dalla commissione Ue.
La notizia della super patata mi è sembrata particolarmente buffa per i doppi sensi agricolo-sessuale su cui è basata la nostra lingua. Se infatti vengono usati pisello o fava, per indicare l’organo sessuale maschile, quello femminile si è sempre contraddistinto con il tubero portatoci da Cristoforo Colombo (a questo proposito sarebbe interessante scoprire a quale ortaggio abbia scalzato l’incombenza), finocchio infine è stato scelto per parlare di omosessualità maschile.
I giornali oggi si sono chiesti “cosa ne pensasse la scienza della super patata”, hanno assicurato, lasciandoci alquanto increduli, che per il Vaticano “la super patata è un evento positivo”. La super patata esige anche “di specifici contratti tra produttori e utilizzatori finali” in questo caso però l’inquilino di palazzo Grazioli non c’entra nulla, gli utilizzatori finali della super P sono infatti le industrie. La curiosità del direttore del tg4 è stata invece sapere da un fruttivendolo, se fosse “meglio la patata grande o la patata piccola?”; mentre il celodurista ministro delle Politiche agricole “si opporrà con tutte le sue forze alla super patata”. Scopro alla fine che le super patate arriveranno da Repubblica Ceca, Germania, Olanda e Svezia; come dire piove sul bagnato.

domenica 21 febbraio 2010

Sms

Short messages. Una volta, tanto tempo fa, c’era la nonna, la mamma, l’amica del cuore o l’amica per caso che alla bisogna era in grado di dispensare il consiglio giusto al momento giusto o anche il consiglio giusto al momento sbagliato. Con l’avvento delle nuove tecnologie è cambiato però, non solo, l’interlocutore di riferimento ma anche l’ontologia, il senso stesso, del consiglio. Da qualche tempo, almeno noi donne nella cosiddetta età fertile, siamo abituate a fare tesoro delle preziose e indispensabili sentenze scritte negli involucri di plastica degli assorbenti, che più o meno esordiscono tutte con un accattivante lo sapevi che… Un inno alla femminilità: “più ciclo più donna” “ meglio una mestruazione oggi che una domani” “non sai quanto sei fortunata ad avere un maldipancia da stare piegata in due”. Chissà se anche gli uomini nella loro intimità potranno fruire di una così importate esaltazione della mascolinità?

Tornando a bomba, qualche giorno fa mi è capitato di notare che questa sorta di messaggi incoraggianti-rasserenanti sono centellinati anche sui fogli della carta assorbente. Ogni foglio una sentenza, ogni stappo una riflessione. Nonostante non fosse proprio pulitissimo, ho conservato uno di questi strappi per poter dare al suo autore una durata meno effimera di quella riservata a un foglio di carta. “Quando hai un po’ di tempo, prova a fare con molta calma ed attenzione una (solo una!) delle piccole cose che fai tutti i giorni in modo distratto: lo troverai molto rilassante e riposante”. Manco a dirlo, la parte che ho preferito è quella riportata tra parentesi con tanto di punto esclamativo.

Ps. Mentre stavo scrivendo questo post mi sono ricordata che da sempre nei baci di cioccolato, Shakespeare, La Rochefoucauld, e tutti i possibili anonimi hanno avuto la fortuna di sapere che le loro parole non erano state scritte invano. Da ultimo (dopo Shakespeare appunto) nientemeno che mister Lucchettosupontemilvio ha avuto l’onere di scegliere le prossime frasi da condividere con tutta l’umanità.

martedì 9 febbraio 2010

Quanto tempo

Sono passati quasi 3 mesi dall'ultimo post, quanto tempo!
Mi verrebbe da dire, ho perso il treno, in realtà, mi ha preso una macchina. In fondo è sempre un mezzo di trasporto. Invece la posizione di una consonante, la erre, ha fatto la differenza. Ora devo fare in modo che la ripresa corra veloce come un treno, senza macchine a interferire.

martedì 10 novembre 2009

Momenti importanti

Nella vita di qualsiasi donna esistono dei momenti che segneranno la sua vita per sempre: il primo innamoramento, il giorno del menarca, il primo bacio, il giorno della tesi di laurea, la nascita di un figlio, il matrimonio, ecc.
Tra questi passaggi fondamentali della crescita femminile, io inserirei un altro evento topico, da molti forse sottovalutato, ma che racchiude in se diversi significati e retroscena: il rinnovo del parco mutande.
Eh sì, arriva un giorno nella vita della donna in cui si ha la percezione che qualcosa non va (insoddisfazione, aspettative disattese, nervosismo), e rovistando nel contenitore della biancheria intima, la donna, improvvisamente, prende atto che quel qualcosa è proprio racchiuso lì. Mutande slabbrate, pizzi mezzi scuciti, elastici più fragili di un buon proposito di dieta, bianchi non proprio più bianchi e colori che hanno perso il loro smalto, cuciture che hanno ceduto non solo alle lusinghe di un'eterna giovinezza, insomma una vera e propria disfatta cui è opportuno porre rimedio.

Come dicevo però il momento topico non è tanto la presa d'atto del problema ma la risoluzione vera e propria, la fase successiva, e cioè l'acquisto. Innanzi tutto il primo vero rospo da mandar giù è la consapevolezza della taglia giusta, perché l'usura aveva reso indulgenti e confortevoli le care e vecchie mutande: sarò quindi sempre una S (o prima) o sarò, dio non voglia, lievitata a M (seconda o terza)? la seconda eventualità potrebbe essere un valido deterrente per convincere anche la donna più coraggiosa a finire i suoi giorni con la biancheria che ha in dote. Altra remora da superare sono i ricordi legati ad eventuali regali di persone care: completini regalati dal fidanzato del liceo, mutandoni regalati dalla mamma, perizomi regalati per commemorare un felice compleanno. In primis perchè il fidanzato del liceo veleggia soddisfatto e completamente dimentico del passato al suo secondo matrimonio, quindi i mutandoni della mamma risalgono al periodo bohemien quando con sottili messaggi cercava di dare modelli di comportamento più conservatori, e i perizomi...

Ecco, iniziamo proprio dai perizomi, divieto assoluto d'acquisto per i perizomi a meno che il fondoschiena e l'attacco della coscia non siano simili a quelli di Eva Erzigova, in tutti gli altri casi sono da evitare perché creano dei bruttissimi appiattimenti e allargamenti nella zona critica, in poche parole trasformano tutte le altre non-dee in culone e prosciuttone. Da osare e usare con cautela anche i pizzi per evitare l'effetto moulin rouge, messalina o escort di seconda scelta. I pizzi hanno infatti due difetti sostanziali: quelli da pochi soldi sono acrilici a rischio incendio, un po' duri, dozzinali e poco sensuali, mentre quelli eleganti, morbidi, e sensualmente sobri costano tantissimo. Personalmente eviterei anche quelle mutande stile teenager finta ingenua (con gattini ammicanti, orsacchiotti coccolosi, o scritte vorreimanonposso), perché dopo i venti anni andare in giro con quelle cose sotto ai vestiti è veramente imbarazzante, e poi perché quel tipo di ingenuità ai nostri giorni è indicata solo alle bambine sino alla terza asilo. Detto ciò si possono tranquillamente evitare anche le mutande con la pancera nelle varie sfumature antistupro, e il mutandone bianco o nero con elastico alto e sgambatura sghemba, in grado di però resistere alle sperimentazioni nucleari di Ahmadinejad.

In conclusione, anche in questa come in tante altre circostanze della vita bisognerà giungere a qualche compromesso e procedere a vista, l'importante è però andare avanti con un po' di buon gusto, senso della misura e tanto autosenso critico.

martedì 3 novembre 2009

Paure e pregiudizi

Ha voglia a dire il vice ministro alla salute, Ferruccio Fazio, che la pandemia è lieve, ha sintomi leggeri e fa poche vittime rispetto agli altri paesi d'Europa e rispetto alla normale influenza (l'ultima epidemia influenzale in Italia pare abbia provocato 8 mila decessi). La gente però ha paura. Qualche settimana fa mi era stato detto che era stato preso d'assalto e pertanto quasi introvabile quella sorta di gel disinfettante per le mani, mentre da un pò di tempo ho fatto caso che sugli autobus è pubblicizzato un sapone che aiuterebbe a rendere più sicura la salute dei consumatori. In questi giorni di pioggia invece mi capita spesso mio malgrado di prendere la metropolitana e mi sono accorta che ogni minimo cenno di colpo di tosse o uno sporadico starnuto mezzo trattenuto è accolto come l'apparizione di un untore manzoniano. Sebbene lo spazio sia limitatissimo, come sempre accade nelle ore di punta, si creano delle isole di vuoto attorno "all'appestato", o si può assistere a correnti migratorie di passeggeri da un vagone all'altro. Questa mattina sono rimasti liberi ben 3 posti a sedere, nonostante le persone fossero stipate anche sopra i corrimano, perché un omino con il cappello ha fatto ben tre starnuti di seguito.

Sempre a proposito di metropolitane e di stili di vita, sto rimuginando da un paio di giorni sui miei pregiudizi. L'evento scatenante è stato un episodio di per se stesso banale: famigliola di tre persone, mamma babbo e bambino piccolo con un ciambella in mano che scivola per terra, sul pavimento della metropolitana, per una frenata non proprio morbida. La mamma la raccoglie e la tiene in mano intenzionata a gettarla, ma il bambino inizia a frignare e fare capricci, quindi dopo una breve e movimentata consultazione con il padre, la ciambella viene riconsegnata nelle mani della creatura che tutto soddisfatto se la addenta. Osservando la scena ho pensato che era un comportamento un po' spartano, della serie ciò che non strozza ingrassa, e ho detto alla persona che era con me "però sti nordici, sono proprio discendenti dei vichinghi, hai visto come allevano i loro bambini". Solo mentre stavamo scendendo, mi sono resa conto che non erano stranieri, venuti dal nord (se devo essere sincera, e qui mi cospargo il capo di cenere credevo fossero dell'est europa), ma italiani. Mi è capitato spesso in questi giorni di pensare a questa mia affermazione così carica di pregiudizi nei confronti di chi esce dalle solite linee guida del "normale" comportamento e attribuire agli altri eventuali anomalie. Dovrò intraprendere un processo di auto-educazione.

lunedì 19 ottobre 2009

Pubblicità: anima del commercio

Le foto del primo ministro Silvio Berlusconi in compagnia di giovani donne in topless potrebbero presto comparire in Israele come parte di una campagna pubblicitaria tesa a far conoscere alberghi e ristoranti nella zona di Tel Aviv. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, al fotografo Antonello Zappadu, diventato famoso per aver lasciato alla storia le immagini del cav. in mezzo a donne mezze nude (in the company of half-naked female guests) nella sua Villa Certosa in Costa Smeralda, “una importantissima agenzia pubblicitaria” gli avrebbe chiesto i diritti delle foto per la sua campagna promozionale. “Devo ammettere – ha commentato Zapaddu - che il pensiero di Berlusconi e Topolanek nudi sui manifesti di Tel Aviv mi fa sorridere”. Sono curiosa di vedere la campagna pubblicitaria, perché descritta così non sembra molto invitante; ma è risaputo che i pubblicitari ne conoscano una più del diavolo.

venerdì 16 ottobre 2009

Strane abitudini

Ho fatto caso che da un po’ di tempo, non saprei dire di preciso quanto, qui in ufficio le persone sono solite andare in bagno mentre parlano al cellulare. Insomma l’interlocutore telefonico viene messo al corrente, non solo delle informazioni per cui è stata fatta la telefonata, ma anche della produzione fisiologica del momento. E nel caso dall’altra parte del telefono persistessero dubbi sulla natura dei rumori, la telefonata continua anche durante lo sciacquone e, quando c’è, la lavata di mani. Il cellulare ha fatto così superare le ultime remore borghesi del pudore. Non occorre più pronunciare le parole urina, pipì, minzione, piscio, svuotamento della vescica, oggi è possibile ascoltarle in diretta.

mercoledì 14 ottobre 2009

Foto


Mi è stato detto che un tempo nel blog mettevo più foto. Colta da un momento di vanità ho deciso di pubblicare una mia foto mentre svolgo l'attività che più mi piace: fare domande.

Un lungo post febbricitante e sconclusionato

Primi freddi, prima febbre, un’equazione inevitabile. Ovviamente accompagnata da mal di gola, mal di orecchie, e prodromi di un raffreddore, che si manifesta con una continua e fastidiosa goccia al naso. Spero solo che non sia l’influenza maialina.

Comunque nonostante la febbre, sto cercando di lavorare e provo a trovare un filo logico nella situazione frenetica di questi giorni. Mi sto applicando a gestire e coordinare delle interviste, che hanno come protagonisti diversi interlocutori, ma che sono tutte inerenti allo stesso argomento. Insomma è come se dovessi chiedere ai tifosi delle varie squadre di calcio di parlarmi di calcio e della loro squadra.

Il primo contatto avviene attraverso uffici stampa e portavoci, quindi preparo l’intervista, la spedisco e vengo ricontatta da uffici stampa e portavoci, che di solito mi chiedono di eliminare questa o quella domanda, e di aggiungere un qualcosa, il più delle volte si tratta di dare ampia visibilità a iniziative risibili che però dovrebbero dare prova di quanto sia bravo l’intervistato.

In genere mi scoccio un po’ a fare questo tipo di lavoro, preferisco preparare l’intervista e non avere contatti con tutta la corte dei porta qualcosa, però oggi mi sto divertendo. Sarà per colpa della febbre alta sto facendo una confusione tra nomi, interlocutori e relative interviste, e così il più delle volte le interviste hanno un che di paradossale. Tanto paradossale che mi sono accorta che è sufficiente preparare un’intervista per un interlocutore e mettere per iscritto l’esatto opposto per il suo avversario; convincere una persona a parlare dicendogli che il suo diretto oppositore ha già registrato l’intervista.

Arrivando al punto di questo sconclusionato e febbricitante post, trovo sia veramente ridicola la voglia di apparire che pervade quest’epoca storica, soprattutto quando l’apparire è associato al nulla (cioè ti intervisto solo perché hai una qualche carica istituzionale, che però non meriteresti), o allo screditare qualcuno.

lunedì 12 ottobre 2009

Allarmi

Si è sparsa la voce che tra qualche ora il paese sarà colpito da un'improvvisa, inaspettata quanto insolita ondata di freddo.

Dal solito fronte balcanico, se fosse dal fronte africano questo sì sarebbe veramente insolito, si sta spingendo aria fredda che porterà un abbassamento delle temperature di oltre 10 gradi.

La prima a informarmi è stata mia mamma, che tutte i giorni fa scattare la radio-sveglia alle 6,30, e di primissima mattina mentre io cerco di rubare ancora qualche mezz'ora al sonno, lei conosce già tutte le notizie. E così all'allarme freddo, si è buttata, come dice lei, fuori dal letto, per mettere al riparo tutte le piante.

Dopo pranzo, l'allarme del prossimo e improvviso freddo si è diffuso in redazione a seguito alle profonde e accurate ricerche del commerciale (ufficio commerciale, ma siccome è uno solo mi fa ridere definirlo ufficio e resta direttamente l'aggettivo che sostantivizza), che ha tenuto a specificare che saranno giornate soleggiate ma freddissime.

Insomma da domani mattina sarà bene preparare calzettoni, sciarpe e berretti di lana.

domenica 11 ottobre 2009

Assenza (in)giustificata

Porto subito la giustificazione firmata:
Sono stata assente per motivi personali
cioè non ho avuto molto tempo a mia disposizione per scrivere,
perchè ho dovuto scrivere a cottimo
e il movimento ritmico sui tasti e il loro rumore
mi ha fatto venire il mal di mare, la nausea.

Però ho osservato, raccolto e immagazzinato
pensieri e idee che potranno essere utili durante il freddo.

Intanto ieri ho scoperto che un mio amico, non proprio amico-amico del genere che gli si racconta tutto e si cerca per parlare quando si ha bisogno di chiarirsi, comunque un amico si è lasciato con la fidanzata. Quello che è venuto dopo la notizia della separazione, un a sorta di spiegazione, è stata quasi divertente: "ha conosciuto uno che si chiama Dante, come posso competere con uno che si chiama Dante quando lei si chiama Beatrice".

Insomma a volte è meglio cambiare rotta, soprattutto quando nella vita ci si imbatte in Danti e Baetrici.

martedì 29 settembre 2009

I cattivi sono finiti in trappola

Questa sera Roma potrà fare sonni tranquilli, perchè dopo una caccia di almeno due giorni che ha coinvolto non so quante guardie forestali è stato catturato il serpente a sonagli che era stato avvistato nella pineta di Ostia e che aveva reso la città più insicura.

Piece of my heart

Di solito non mi capita di copiare poesie o canzone sul mio blog. In questi giorni, però, mi è capitato di ascoltare spesse volte una canzone di Janis Joplin che prima mi ha dato la carica per affrontare alcune situazioni, a partire dai 30 minuti di jogging, che una mattina mi sono svegliata e ho fatto così d’impulso. Poi però per così dire mi è entrata in testa creandomi un po’ di dipendenza. Forse potrei quindi evitare questa dipendenza musicale vedendo scritto il testo, pieno di parole come yeah, baby, come on, oh yes, feel good.

Oh, come on, come on, come on, come on!

Didn't I make you feel like you were the only man -yeah!
Didn't I give you nearly everything that a woman possibly can ?
Honey, you know I did!
And each time I tell myself that I, well I think I've had enough,
But I'm gonna show you, baby, that a woman can be tough.

I want you to come on, come on, come on, come on and take it,
Take it!
Take another little piece of my heart now, baby!
Oh, oh, break it!
Break another little bit of my heart now, darling, yeah, yeah, yeah.
Oh, oh, have a!
Have another little piece of my heart now, baby,
You know you got it if it makes you feel good,
Oh, yes indeed.

You're out on the streets looking good,
And baby deep down in your heart I guess you know that it ain't right,
Never, never, never, never, never, never hear me when I cry at night,
Babe, I cry all the time!
And each time I tell myself that I, well I can't stand the pain,
But when you hold me in your arms, I'll sing it once again.

I'll say come on, come on, come on, come on and take it!
Take it!
Take another little piece of my heart now, baby.
Oh, oh, break it!
Break another little bit of my heart now, darling, yeah,
Oh, oh, have a!
Have another little piece of my heart now, baby,
You know you got it, child, if it makes you feel good.

I need you to come on, come on, come on, come on and take it,
Take it!
Take another little piece of my heart now, baby!
oh, oh, break it!
Break another little bit of my heart, now darling, yeah, c'mon now.
oh, oh, have a
Have another little piece of my heart now, baby.
You know you got it -whoahhhhh!!

Take it!
Take it! Take another little piece of my heart now, baby,
Oh, oh, break it!
Break another little bit of my heart, now darling, yeah, yeah, yeah, yeah,
Oh, oh, have a another little piece of my heart now, baby, hey,
You know you got it, child, if it makes you feel good.

giovedì 24 settembre 2009

Sogni d’oro

É sempre interessante sfogliare - si fa per dire perché con internet ci si limita a lavorare di mouse e di tasti – i giornali e le riviste americane, così prodighi di buoni consigli informazioni di pubblica utilità. Questa mattina (imperdonabilmente mi sono copiata l’articolo senza però registrare la testata) comunque, questa mattina, da qualche parte in America qualcuno potrà leggere quali cibi mangiare la sera per favorire un buon sonno. Tolto il vecchio rimedio del bicchiere di latte caldo, che personalmente non riesco a digerire neppure di mattina, l’articolo propone gli otto migliori cibi che hanno il “best shut-eye remedy”, cioè che producono rilassamento chimico, calmano i nervi e rallentano l’attività del cervello.

Al primo posto, niente meno che i popcorn, quelli senza grassi aggiunti ovviamente, perché il burro o sedicente tale rallenterebbe la digestione, comunque mezz’ora prima di dormire un pacchetto di pop corn produce tanta serotonina da stendere uno schizofrenico. Come seconda opzione è consigliato uno zuppone di farina d’avena guarnito con fette di banane, una bomba di melatonina. Se proprio la farina d’avena non rientra tra gli ingredienti che si comprano con una certa frequenza, si può rimediare con la proposta classificata al terzo gradino del podio, una tazza di yogurt bianco con due cucchiai di noci e nocciole, in grado di arricchire il sangue di lisina e arginina, “ine” che aiuterebbero a combattere lo stress.

Il quarto cibo induci-sonno è il sesamo, e una manciata di sesamo la sera si trasforma in triptofano, da quel che mi pare di capire una sorta di roipnol potentissimo. Le proposte inserite dal quinto posto all’ottavo posto mi lasciano un tantino scettica, però non vorrei sembrare la solita cinica criticona. Quinto posto: una manciata di pretzels low fat, che a queste longitudini non sono uno degli snack più facilmente reperibili sul mercato, anche perché ne hanno fatto incetta le compagnie aeree, che li propongono nella scelta del dolce o salato, accompagnato al bicchiere di cocacola. Sesto posto: un bicchiere di vino; che dire? Abbassa la pressione. In mancanza del vino si può ovviare con un bicchiere di succo di ciliegia senza zucchero (settimo posto), bibita che tutti hanno nel frigorifero o nella dispensa per chi la preferisce a temperatura ambiente. Infine, e qui viene la chicca, il fiore all’occhiello della ricerca, alla faccia di quelli che dicono che la peperonata “torna sù”, i ricercatori dell’università dell’Alabama (forse lo stato americano produttore di peperoni) consigliano di mangiare peperoni rossi per ridurre il cortisolo, ormone che genera lo stress, e fare sogni d’oro.

Giovedi, terra di nessuno


A proposito dei giorni della settimana, secondo un mio ex collega il giovedì è un giorno “terra di nessuno”, che tradotto significherebbe, senza speranza, insomma quasi peggio del lunedì. Infatti lui proponeva questa chiave di lettura della settimana: il lunedì è scritto nei codici del lavoro è il giorno terribile per statuto, perché significa la ripresa del lavoro e delle scocciature rimaste in sospeso da venerdi sera; martedi si è rientrati in carreggiata, infondo a tutte le cose anche le peggiori si fa l’abitudine; mercoledì è il giorno del massimo rendimento, si è in volata; venerdì fa pregustare la pausa del sabato e della domenica, è un giorno di speranza dove tutto è più leggero. Rimane fuori però il giovedi, il fine settimana è ancora lontano, e i ritmi del martedi e del mercoledì hanno prosciugato l’energia creativa o lavorativa, morale: il giovedì è terra di nessuno, un far west, un assalto alla diligenza nel cuore della settimana.

lunedì 21 settembre 2009

Che fatica!

Sarà una banalità uno stereotipo e un clichè ma il lunedì mattina è proprio faticoso. Di solito nelle mattine che vanno dal martedì al giovedì, ho dei tempi di reazione che si aggirano sui 30 minuti, cioè i primi trenta minuti da che entro in redazione sono dedicati alla lettura di alcune rassegne stampa (che mi arrivano prestissimo intorno quelle di oggi era cronometrata 7,17, la qualcosa significa che chi le fa inizia a lavorare intorno alle 5,30) che mi aiutano a emergere e proiettarmi su quello che sarà dopo. Il venerdì, che ha uno status tutto particolare e ha un sapore simile a un’imminente amnistia, o alla festa della liberazione, i tempi di introduzione al daffarsi sono un po’ più rapidi intorno ai 15 minuti. Il lunedì invece, è una tragedia, il mio cervello non vuole proprio saperne di svegliarsi: ha il segno del cuscino stampato nell’area somoestetica, il sapore del sonno memorizzato nelle area sensoriale della parola, l’istinto di tirarsi sù le lenzuola nell’area prefrontale. Ma soprattutto ha il senso del terrore di una nuova e lunga settimana da venire, un indefinito amaro in bocca e contrazioni alla stomaco, che opprimono l’area del gusto.

giovedì 17 settembre 2009

Prepararsi all’inverno

Grandi e piccoli segnali preannunciano un inverno difficile. Ieri mi è arrivato via mail un invito a partecipare a un seminario per la diffusione di uno stile di vita di serena e conviviale decrescita dal titolo La saggezza della lumaca. “Le ‘lumache’ e i ‘lumachi’ desiderano portare alla luce un nuovo immaginario, fondato sul profondo senso di ringraziamento per la vita, edificato sull'incanto verso l'esistenza, reso forte e stabile grazie a valori come semplicità e qualità, collaborazione e convivialità, solidarietà e condivisione”. I punti di forza del seminario vertono dall’autoproduzione di beni al risparmio energetico, da un bene comune della salute al tempo liberato. Che dire? Io da quasi due settimane ho iniziato a costruire perline di terracotta(i risultati prima della cottura e della verniciatura finale mi sembrano veramente soddisfacenti)perchè ho intenzione di regalarle a natale infilate in bellissime collane.

mercoledì 16 settembre 2009

È giusto lavorare?

Sto procedendo, anche se con una certa indolenza, nella lettura di La schiuma dei giorni di Boris Vian, e dopo una discussione sul lavoro e sulle sue condizioni, proprio ieri sera nelle pagine del libro ho trovato una buona risposta.

“Ma ti sembra che sia colpa loro se pensano che lavorare è giusto?”

“No, disse Colin, non è colpa loro. Tutto dipende dal fatto che gli hanno detto : ‘il lavoro è sacro, è bello, è buono, è la cosa più importante, e solo chi lavora ha tutti i diritti’. Però poi si fa il possibile per farli lavorare continuamente, così che loro non hanno il tempo di far valere i propri diritti”.

“Allora vuoi dire che sono scemi?” chiese Chloè.

“Si, sono scemi, disse Colin. È per questo che sono d’accordo con quelli che gli raccontano che lavorare è il massimo. Questo li libera dal problema di pensare di cercare di migliorare e di non lavorare più”.

lunedì 14 settembre 2009

Ieri è arrivato l’autunno


D’improvviso qualcuno ha girato l’interruttore delle stagioni e zac è arrivato l’autunno. Che noia, le giornate si sono fatte sensibilmente più corte, e tuoni minacciosi lasciano presagire che probabilmente questa sera non arriverò a casa asciutta. Bisogna prepararsi al lungo periodo invernale, quasi quasi me ne andrei in letargo.

mercoledì 9 settembre 2009

Palestra

Oggi ho fatto una lezione di prova in una palestra. La mia prima, spero non ultima, lezione in palestra dai tempi dell’ora di educazione fisica al liceo. Avevo pensato di sfruttare la pausa pranzo, invece che mangiando di tutto e di più, per dare un tono al mio fisico ormai più vicino ai 40 che ai 30. Da dove iniziare? Dalle mie movenze scoordinate e approssimative? Dal senso del ritmo delle altre? Dagli adddominali dimenticati? Dalla riprovazione generale del mio panino al formaggio dopo un’ora di salti, gamba su, gamba giù, braccio avanti, braccio indietro? Magari passo dopo passo riporterò, se mai ce ne saranno, dei mie progressi e impressioni e suggestioni sulla varia umanità che popola la palestra – e in questo caso ho idea che ce saranno –. Inizierei così dall’istruttore, un certo Diego, che a occhio e croce direi straniero (ma sono sicura che dalle prossime volte direttamente dallo spogliatoio conoscerò non solo la nazionalità) che per un paio di volte ha cercato di correggere i miei movimenti, poi mi ha guardato negli occhi e mi ha fatto capire che sarà una battaglia contro i mulini a vento. Io da parte mia non volevo fare la figura della neofita trippardona e ho cercato di copiare i suoi movimenti e di ascoltare le sue indicazioni, ma i primi erano troppo veloci e complicati – una sorta di coreografia che però tutte conoscevano a menadito, mentre io ero sempre con la gamba sbagliata, destra al posto della sinistra e viceversa, in terribile affanno per recuperare – i secondi invece erano incomprensibile per la musica che in confronto quella di un rave è una leggera brezza. E terminerei invece con il dopo, le gambe sono diventate di legno, anzi di gesso, perché il legno ha una certa seppur minima elasticità, e credo di non essere più in grado di fare una rampa di scale; non sento più le braccia (mi sto chiedendo come riescano le mie dita a battere sulla tastiera del computer) e credo anche di aver disimparato a camminare, infatti le mie caviglie barcollano come quelle di un ubriaco (però tutta salute). Quello che sta in mezzo tra l’istruttore e il dopo palestra, lo riserverò ai prossimi giorni, sia perché devo riprendermi sperando che un po’ di sangue torni a portare vita al cervello, sia perché non ho ancora le idee ben chiare se sia stato un viaggio dalla terra alla luna, un incubo o come era scritto sull’orario: lezione step.