martedì 3 novembre 2009

Paure e pregiudizi

Ha voglia a dire il vice ministro alla salute, Ferruccio Fazio, che la pandemia è lieve, ha sintomi leggeri e fa poche vittime rispetto agli altri paesi d'Europa e rispetto alla normale influenza (l'ultima epidemia influenzale in Italia pare abbia provocato 8 mila decessi). La gente però ha paura. Qualche settimana fa mi era stato detto che era stato preso d'assalto e pertanto quasi introvabile quella sorta di gel disinfettante per le mani, mentre da un pò di tempo ho fatto caso che sugli autobus è pubblicizzato un sapone che aiuterebbe a rendere più sicura la salute dei consumatori. In questi giorni di pioggia invece mi capita spesso mio malgrado di prendere la metropolitana e mi sono accorta che ogni minimo cenno di colpo di tosse o uno sporadico starnuto mezzo trattenuto è accolto come l'apparizione di un untore manzoniano. Sebbene lo spazio sia limitatissimo, come sempre accade nelle ore di punta, si creano delle isole di vuoto attorno "all'appestato", o si può assistere a correnti migratorie di passeggeri da un vagone all'altro. Questa mattina sono rimasti liberi ben 3 posti a sedere, nonostante le persone fossero stipate anche sopra i corrimano, perché un omino con il cappello ha fatto ben tre starnuti di seguito.

Sempre a proposito di metropolitane e di stili di vita, sto rimuginando da un paio di giorni sui miei pregiudizi. L'evento scatenante è stato un episodio di per se stesso banale: famigliola di tre persone, mamma babbo e bambino piccolo con un ciambella in mano che scivola per terra, sul pavimento della metropolitana, per una frenata non proprio morbida. La mamma la raccoglie e la tiene in mano intenzionata a gettarla, ma il bambino inizia a frignare e fare capricci, quindi dopo una breve e movimentata consultazione con il padre, la ciambella viene riconsegnata nelle mani della creatura che tutto soddisfatto se la addenta. Osservando la scena ho pensato che era un comportamento un po' spartano, della serie ciò che non strozza ingrassa, e ho detto alla persona che era con me "però sti nordici, sono proprio discendenti dei vichinghi, hai visto come allevano i loro bambini". Solo mentre stavamo scendendo, mi sono resa conto che non erano stranieri, venuti dal nord (se devo essere sincera, e qui mi cospargo il capo di cenere credevo fossero dell'est europa), ma italiani. Mi è capitato spesso in questi giorni di pensare a questa mia affermazione così carica di pregiudizi nei confronti di chi esce dalle solite linee guida del "normale" comportamento e attribuire agli altri eventuali anomalie. Dovrò intraprendere un processo di auto-educazione.

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