martedì 4 agosto 2009

Esodo



Agosto, andiamo. E’ tempo di partenze
Ora in terra d’Italia o miei lavoratori
lascian le città e vanno verso il mare
scendono all’…..

Fine luglio inizio agosto le città italiane si svuotano (sabato scorso per fare colazione ho dovuto girare ben 4 bar) tutti partono per le vacanze. Non che agosto sia il mese preferito dagli italiani per le vacanze, tutto infatti lamentano che gli alberghi sono più costosi, le giornate sono già molto più corte rispetto a giugno, e il traffico che si è sopportato nei mesi invernali si riversa tutto insieme sulle strade e sugli altri mezzi di trasporti per le vacanze. Agosto è semplicemente il mese delle vacanze coercitive. Comunque andando oltre queste riflessioni sociali per passare al concreto se non personale, domenica (2 agosto) anch’io mi sono messa in viaggio, in treno.

Sono arrivata a termini di buon ora, calcolando i tempi degli spostamenti con il cronometro, (casa-metropolitana 5 minuti, attesa metropolitana giorni festivi 6-8 minuti, fermata metropolitana-termini 20 minuti, binario della metropolitana binario ferroviario 10 minuti), ma già sul tabellone degli arrivi e partenze sono preannunciati 20 minuti di ritardo, che aumenta a 30 quindi 40 e per finire 50. Un treno strapieno che non da segno di svuotarsi nè a termini né a nessuna delle successive stazioni arriva quindi puntuale con 50 minuti di ritardo. Strapieno, molti dei posti a sedere sono stati venduti anche a tre diverse passeggeri, costringendoli a turni di riposo di soli 20 minuti; sporco, le ferrovie dello stato si scusano a tutti gli altoparlanti, quelli interni al treno e quelli esterni delle stazioni che attraversa, che per qualche indubbio e poco chiaro motivo non è possibile fornire un servizio di pulizia adeguato; e in ritardo, gli orologi delle ferrovie dello stato fanno sicuramente rifermento a un fuso orario diverso da quello di Greenwich, perché per tutti il ritardo sfiorava l’ora e mezzo, per ferrovie dello stato solo un’ora; comunque strapieno, sporco e in ritardo (ma non avevo già scritto l’ultima volta che ho preso un treno questi aggettivi) il treno attraverso con il suo carico umano 400 chilometri d’Italia da sud a nord.

Come diceva Totò, arrivata dove dovevo arrivare, mi sono presentata allo sportello di ferrovie dello stato per sapere come ottenere il chimerico rimborso del supplemento sul biglietto dopo i trenta minuti di ritardo: ferrovie dello stato, prima di corrispondere il rimborso – mi è stato risposto – deve prima valutare se il ritardo di domenica sia effettivamente imputabile a responsabilità dell’azienda, in caso il ritardo dipendesse da cause esterne non dipendenti dall’azienda (tipo trasmutazione dell’acqua in sangue, invasione di rane, zanzare, mosconi e cavallette, ulcere su animali e uomini, grandine, tenebre o morte dei primogeniti – l’antico testamento, proprio nell’esodo, elenca una serie di inconvenienti che negli esodi a venire avrebbero imperversato sull’umanità del futuro) nessun rimborso.

Nessun commento: