lunedì 3 agosto 2009

Censura


A proposito del dire o non dire, venerdì in chiusura di giornale, in chiusura di una settimana afosa e sopratutta in vista della chiusura estiva (sotto alla scrivania avevo telo da mare e ciabattine che scalpitavano) ho avuto un articolo in stand by, al vaglio di una decisione: pubblicare o non pubblicare. Non che fosse un pezzo da gola profonda o water gate, però era a mio giudizio un pezzo interessante di retroscena politica. La sera precedente in via quasi formale avevo avuto delle notizie in merito al malcontento della corrente siciliana del pdl, alle manovre di alcuni politici isolani e a una cena di ricitura. Così venerdì mattina rimuginando cosa poter scrivere e cosa no, ho chiesto al direttore se potevo prepare un pezzo sul partito del sud con le informazioni che avevo. La risposta molto sibillina, ma i direttori in questi casi sono sibillini solo quando devono farti i cazziatoni diventano espliciti, è stata “vediamo, ma stai attenta con i nomi”. Certo i nomi, però descrivere una vicenda che ruota intorno a personaggi e nomi è un’impresa ardua anche perché i lettori devono capire di chi si sta parlando, avere dei riferimenti velati ma chiari, altrimenti pensano a una farsa a una storia di fantascienza.

L’articolo ha stuzzicato l’interesse del caporedattore, che l’ha definito gustoso e interessante (ed ha leggermente cambiato un suo pezzo sulla base del gioco delle alleanze e delle amicizie che ne veniva fuori); ma ha messo subito le mani davanti dicendo che non si sarebbe preso la responsabilità di pubblicarlo, e che attendeva ordini dall’alto. Il direttore ha letto il pezzo, fatto qualche modifica, riletto, tolto qualche modifica, alla fine mi ha guardato negli occhi e mi ha detto NO. Il perché? Meglio non pestare i calli a persone che potrebbe agevolare o intralciare il lavoro della redazione. Pazienza.

Il mio blog ha un peso pari a quello di una piuma, di conseguenza non può pestare calli ad alcuno, e sopratutto non è lavoro, nel senso che non devo rendere conto a nessuno, ho pensato così di ripescare il pezzo e pubblicarlo, a partire dal titolo che mi era sembrato anche appropriato.


Questione meridionale, una cena riparatrice

Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ieri sera ad una cena di lavoro in cui sedevano il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianfranco Miccichè, e una quarantina di parlamentari siciliani ha affrontato personalmente la questione meridionale esplosa mediaticamente e cannoneggiata dai giornali durante tutta la settimana. Secondo fonti del ..… l’iter della vicenda sarebbe però un po’ diverso da quanto descritto dalla stampa, a partire dalle accuse mosse da Miccicchè al premier di divorare ciò che ha generato (il famoso Conte Ugolino). Lo scorso venerdì, infatti, Berlusconi ha avuto un incontro riservato con un senatore del Pdl, suo fedelissimo (uomo Fininvest in Sicilia), sponsor di Miccichè e da molti ritenuto l’eminenza grigia del centro destra nell’isola. Il senatore avrebbe informato Berlusconi di una “manovra siciliana”, in cui un’importante carica istituzionale, non meridionale, avrebbe fatto leva sul malcontento di un ministro e sull’amicizia con attivi amministratori locali, tutti siciliani, per fare esplodere una “questione meridionale” in chiave antitremontiana, che avrebbe dato luogo ad una scissione nord sud all’interno della maggioranza, e ovviamente ad un indebolimento della stessa. Il fedelissimo senatore provvidenzialmente informato della strategia e del piano di mettere in difficoltà il governo nella fiducia di venerdì ne ha dato conto a Berlusconi, che peraltro ha avuto prova dei fatti proprio dai risultati di una fiducia passata con solo 279 contro i 310 voti abituali. La cena riparatrice di ieri sera, oltre ad appianare la cosiddetta questione meridionale con lo sblocco immediato dei 4 miliardi di fondi Fas, la creazione di una cabina di regia e di una banca del sud per la gestione e amministrazione dei fondi, è servita quindi a rinsaldare la fiducia tra Berlusconi e la componente di senatori e parlamentari, che ruotano intorno a Miccichè, e scongiurare manovre eversive nella maggioranza.

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