martedì 8 gennaio 2008

Elucubrazioni solipsistiche



Stamani, uscendo di casa, per un attimo, ho avuto come un senso di spaesamento, sapevo di trovarmi in un determinato luogo ma non lo riconoscevo, lo sentivo diverso.
La nebbia sotto la linea gotica non è molto frequente, tutt’altro, e la sua presenza, come tutte le cose non abituali, crea smarrimento, perché fa perdere i punti di riferimento soliti.
La nebbia sembra cambiare i connotati alla città, in meglio e in peggio.
Uscendo di casa, anche se non lo guardo quasi mai, soprattutto la mattina quando ho ancora stampato in faccia il segno del cuscino, ho il cupolone che sporge tra i palazzi, e quando l’aria è particolarmente tersa, chiudendo un occhio e allungando l’altro braccio si ha l’impressione di toccarlo. Stamani invece, l’orizzonte era di gran lunga più limitato, la strada sembrava finire entro il limite della visibilità, dopo di che, era come se sparisse in un baratro biancastro e indefinito, una specie di entrata in un altro-quando.
Se abitualmente, la fotografia scattata dagli occhi ha un campo lungo, una angolazione che abbraccia l’insieme, il generale; con la nebbia si mette a fuoco il particolare, il primo piano. La nebbia è concettualmente simile ai film orientali, quelli che spaccano il particolare, e forse è anche per questo il senso di estraneamento che si avverte. Forse la nebbia non è altro che una differenza culturale, e come tutte le differenze per essere almeno capite, non dico apprezzate, ha bisogno di tempo.

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